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principi e finalità
L’Associazione
ALIAS nasce dalla presa di coscienza delle persone afasiche
e delle famiglie della possibilita’ di uscire dall’isolamento
personale, famigliare, sociale, nel quale l’ afasia,
prima come malattia, poi come disabilita’ e handicap
li aveva costretti a vivere, per unire le forze allo scopo
di combattere insieme i problemi legati all’afasia secondo
un approccio innovativo e in linea con le nuove concezioni
contenute nell’attuale Piano Sanitario. Cosi’
come i recenti sviluppi avvenuti nella valutazione della disabilita’
hanno fornito lo spunto per rivedere in ambito terapeutico
gli obiettivi dei programmi riabilitativi in corso di patologie
croniche invalidanti (non piu’ il ripristino di un grado
di funzione normale come scopo della terapia tradizionale,
ma il raggiungimento del miglior livello di vita possibile
sul piano fisico, funzionale, sociale, emozionale, con la
minore restrizione possibile delle scelte operative della
persona), anche la nostra associazione ha ritenuto indispensabile
superare la tradizionale concezione di volontariato limitato
esclusivamente a modelli assistenziali e di sostegno per gli
altri per partecipare attivamente alla identificazione e rimozione
delle barriere (strutturali e ambientali) e degli ostacoli
che i soggetti con disabilita’ afasica devono affrontare
e che rappresentano le vere cause dell’handicap. Solo
con la condivisione dello stesso obiettivo (seppure con modalita’
differenti) da parte delle strutture sanitarie, amministrative
e dei servizi di volontariato si puo’ operare al miglioramento
della qualita’ di vita del soggetto disabile. |
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A
tal fine l’associazione non vuole rappresentare per
i suoi membri un contenitore per accettare o nascondere il
problema afasia, ma uno strumento per migliorare la convivenza
con l’afasia, dove ogni membro deve trovare un ruolo
attivo e contribuire all’obiettivo primario dell’associazione,
fornendo disponibilita’, resposabilita’ e collaborazione.
Tutti
noi sappiamo che l’afasia induce le persone a sentirsi
isolate ed escluse da qualsiasi contatto interpersonale, e
il fatto di unirsi agli altri nella stessa situazione puo’
risvegliare sentimenti di piacere e sollievo, ma anche di
paura, angoscia e rifiuto: e’ molto difficile identificare
e comprendere l’afasia in termini personali, ma e’
altrettanto difficile da identificare e comprendere negli
altri. Il fatto che le persone afasiche spesso non vedano
se stesse come membri di un gruppo di persone con problemi
e preoccupazioni comuni deve rappresentare all’interno
della associazione una occasione di riflessione per comprendere
quali sono i veri problemi legati alla afasia verosimilmente
legati alla natura stessa della patologia (la difficolta’
del linguaggio rende difficile la comunicazione di esigenze,
di bisogni, e conseguentemente la condivisione di esperienze
comuni) per costruire un contesto facilitante, nel quale le
persone afasiche si trovino nella condizione di non ricevere
passivamente assistenza. |
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L’dentificazione e la rimozione di tali barriere
strutturali deve rappresentare il primo obiettivo dell’associazione
allo scopo di sviluppare una ottica positiva nei confronti
dell’afasia all’interno degli stessi membri.
Condividere con gli altri le proprie preoccupazioni,
la tristezza, il disagio fisico e psichico nel quale
l’afasia getta deve rappresentare per ogni membro
dell’associazione un’ occasione speciale
per attingere alle proprie risorse, allo scopo di capire
le proprie barriere e insieme trovare spiegazioni, soluzioni
alternative e quando possibile rimuoverle. In tal senso
l’associazione puo’ rappresentare una tappa
importante del percorso della persona afasica sia per
acquisire una nuova identita’ personale, come
individuo afasico, sia per sviluppare una forte identita’
collettiva.
L’importanza dell’ interazione con altri
individui che vivono nella stessa situazione, cioe’
il superamento delle barriere psicologiche legate alla
vergogna, al disagio, e alla diffidenza, rappresenta
la prima possibilita’ del soggetto di non perdere
la propria identita’ e di auto-aiutarsi. Sulla
base di tali considerazioni le persone disabili e le
loro famiglie affiancate da medici, terapisti e consulenti,
hanno ritenuto necessario condividere un progetto finalizzato
a promuovere la conoscenza del problema afasico sia
a livello personale sia a livello sociale, adoperarsi
per favorire la comprensione di che cosa e’ l’afasia,
nonche’ dei limiti e delle prospettive legate
a questo problema. Nonostante tale patologia, infatti,
in termini scientifici sia ampiamente studiata da specialisti
del settore, si sa ben poco dell’esperienza vissuta
da quanti sono costretti a convivere con questa malattia
per lungo tempo e dei problemi che gli stessi devono
affrontare quotidianamente.
Ricordiamo che l’afasia alterando potenzialmente
tutte le modalita’ di comunicazione puo’
impedire qualsiasi contatto interpersonale (per la persona
afasica e’ difficile ed estremamente faticoso
parlare, scrivere, leggere, partecipare a conversazioni
di gruppo, esprimere le proprie emozioni e i propri
bisogni, conversare su argomenti non famigliari in modo
approfondito, ascoltare una conversazione rapida e incalzante,
comprendere informazioni serrate e concise) e conseguentemente
compromettere le quotidiane attivita’ comunicative
(parlare al telefono, scrivere una lettera, compilare
un conto corrente, seguire i programmi televisivi, chiamare
un taxi, firmare la ricevuta di una raccomandata, leggere
un breve avviso come un buon libro).
E’ verosimile supporre che tale situazione sia
giustificata dal fatto che l’afasia per le sue
caratteristiche intrinsiche di non visibilita’
e variabilita’ non e’ stata finora considerata
a livello sociale una disabilita’, ma piuttosto
una malattia, e conseguentemente associata alla guarigione.
Pertanto il presunto scarso impatto sociale ha relegato
la “cura” della persona afasica alle strutture
sanitarie spesso limitatamente alla fase acuta senza
tenere in conto che la perdita del linguaggio, come
strumento di comunicazione, compromette necessariamente
tutte le relazioni interpersonali, in ambito famigliare,
ma soprattutto sociale (amicizie, lavoro, tempo libero).
La scarsa diffusione di informazioni e conoscenze sul
problema tra le persone non esperte ha portato in definita
a due conseguenze: da una parte la persona afasica e
la famiglia si trovano impreparate a comprendere l’entita’
del problema afasico quando questo si presenta improvvisamente
nel corso di una malattia acuta, dall’altra non
trovano contesti extrasanitari sufficientemente preparati
per gestire la disabilita’ quando gli esiti si
sono stabilizzati.
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Il
progetto dell’ Associazione ALIAS si propone due
obiettivi principali.
Il primo obiettivo sara’ quello di promuovere
tra i membri la conoscenza dell’ afasia in termini
di impatto esercitato sulla vita e delle prospettive
riabilitative e assistenziali attraverso una analisi
delle loro esperienze personali e dei loro punti di
vista e una valutazione del grado di percezione e comprensione
del problema al fine di individuare le reali necessita’,
di valutare le richieste e le esigenze.
Solo
con l’acquisizione di una maggiore consapevolezza
delle possibilita’, dei limiti e dei bisogni da
parte di ogni persona fasica e della sua famiglia, l’associazione
puo’ a sua volta rivestire il ruolo di promotore
della diffusione del problema afasico a livello sociale
e pertanto fornire concreti suggerimenti ai servizi
sanitari e alle autorita’ amministrative per colmare
l’attuale mancanza di risorse attentive nei riguardi
della disabilita’ afasica. |
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Il
secondo obiettivo sara’, pertanto, quello di collaborare
insieme per promuovere l’afasia a livello di disabilita’
laddove persiste ancora la vecchia concezione di disabilita’
motoria o mentale: se l’invalidita’ e’
definita dal grado di limitazione subito dall’individuo
nell’espletare le funzioni e i compiti quotidiani,
allora chi soffre di afasia e’ disabile in quanto
e’ compromessa la sua capacita’ di comunicare.
A questo riguardo, la sensibilizzazione dell’opinione
pubblica (un processo di educazione del pubblico sul
tema afasia) sul problema sociale dell’afasia
mediante tutti i canali di diffusione e informazione,
puo’ rappresentare un modo per cominciare a rimuovere
gli ostacoli ambientali. L’associazione si propone
di diffondere le conoscenze sull’impatto sociale
dell’afasia sia a coloro che ne soffrono sia a
coloro che orbitano intorno alle persone afasiche, quali
servizi sanitari, sociali e di volontariato, perche’
acquistino consapevolezza delle esigenze e delle necessita’
delle persone afasiche e mettano a disposizione servizi
e risorse appropriate e adeguate per le loro esigenze.
Mediante la creazione di una rete di contatti sociali
sara’ possibile creare insieme nuove opportunita’
di inserimento del paziente afasico nella vita di relazione
potenziando le sue capacita’ residue a livello
sociale (prospettive di studio, di lavoro). |
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