Azione sociale e Afasia

On 21 gennaio 2008

La scienza e la medicina si muovono proponendo modelli, pure essenze oggettivate a cui si pretende di essere rigorosamente estranei, modelli resi insensibili dall’intervento di una tecnica che separa il soggetto dall’oggetto, modelli che si vogliono universali e quindi trasmissibili per protocolli. Non lo dico io, ma Luce Irigary. Io invece aggiungo che muoversi nel contesto della comunicazione non è affatto una attività neutrale sul piano morale, politico e valoriale. Sulla afasia convivono oggi pensieri arcaici e sensibilità moderne che si riflettono sia nel linguaggio sia nel contenuto della produzione culturale. Al concetto di disabilità in generale vengono ancora troppo spesso associati i cliché del peso e disagio oppure all’opposto del coraggio e dell’eroismo; in ogni caso è lampante la difficoltà nel considerare le persone con disabilità portatrici di risorse piuttosto che di deficit e debolezze. Ritengo che lo stigma e il pregiudizio che circondano le persone con afasia possano essere ridotti attraverso una valorizzazione della cultura specifica di coloro che sono coinvolti nel contesto sociale di volta in volta interpellato. Occorre operare una ri-costruzione sociale di ciò che diamo per scontato. Occorrono processi partecipativi consapevoli delle proprie parzialiatà. Non c’è azione sostenibile se non si parte dalle singole azioni di ciascuno di noi

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2 Responses to “Azione sociale e Afasia”

  • al”anonimo”-è grande perchè sincera e non visionaria perchè l’ignoranza è troppa.Ale:purtroppo i medici,gli infermieri le logopediste non parlano con gli afasici ma pretendono che essi parlino la loro lingua e usino protocolli.Ogni afasico è una nuova afasia.Io non parlerei ai congressi ma farei vedere che cosa può dare all’afasico per la società.

  • Sei grande e visionaria!!!

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