Alessandra Tinti

Logopedista, ho una lunga esperienza clinica e riabilitativa con persone che presentano disturbi della comunicazione conseguenti a danno cerebrale. Ho lavorato per anni nel Laboratorio di Neuropsicologia presso l’Università di Genova, poi presso il Dipartimento di Neurologia della ASL3 Genovese, infine sono andata per diversi anni in Canada a perfezionarmi presso l’Aphasia Institute di Toronto*. Li ho imparato a definire l’afasia senza tralasciare i fattori sociali correlati. A leggere i fenomeni senza privilegiare gli aspetti fisiologici e biologici che portano a definire questa esperienza come un problema sanitario de-personalizzato. A rifiutare la teoria della “tragedia personale” che colloca il problema entro l’individuo e la soluzione nei professionisti. A descrivere la persona con afasia in una prospettiva antropologica, interattiva e sociale. A guardare criticamente la “società della conoscenza” che diventa elitaria se non addirittura produttrice di “in-competenza” quando offre non solo l’occasione per costruire le differenze ma anche gli strumenti per farlo. A capire che le barriere ambientali e sociali che escludono gli individui dal mainstream prevalgono sulla stessa esperienza di menomazione dunque non è solo l’assenza di “abilità” a creare impedimento alla partecipazione sociale, ma anche l’ insufficiente condensato di sforzi collaborativi. Ad interessarmi alla delicata fase di negoziazione tra la persona e il suo contesto per la conquista di un nuovo ruolo. A cogliere e combattere l’ esagerato focus sull’individuo come se questo fosse il “locus” di tutta la vita cognitiva. A focalizzarmi su come le azioni e le espressioni emergano non tanto dalla psicologia di un individuo isolato, ma dal modo in cui gli esseri umani costruiscono significati condivisi e adottano azioni concertate attraverso l’utilizzo di sistematiche pratiche di interazione. A interrogarmi su come ridurre lo stigma e l’isolamento sociale della “famiglia afasica”. A capire che se è vero che l’afasia è un costrutto sociale è anche vero che proprio per questo, può diventare oggetto di azione sociale.

Attualmente sono consulente presso Centri di Riabilitazione ed RSA di Genova. Come libera professionista ho uno studio privato cui accedono pazienti con disturbi di linguaggio e comunicazione prevalentemente neurologici. Una parte importante degli interventi è riservata agli aspetti di educazione terapeutica riguardanti la gestione della disabilità post-ictus  colloqui e presa in carico “educativa” finalizzati a fornire un primo orientamento alla famiglia e agli operatori sulle strategie  comportamentali più utili nella gestione del rapporto con il paziente.

Oltre a svolgere attività clinica, mi occupo di formazione per operatori socio-sanitari, caregiver e volontari, su temi correlati alla disabilità comunicativa.  Dal 2000 sono Responsabile della Associazione Ligure Afasici ALIAS e in questa veste coordino le attività italiane del progetto LAMP, finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del Programma Socrates AZIONE GRUNTVIG 2, uno dei tanti Progetti Europei che ha visto coinvolta la mia Associazione. Per diversi anni io e alcune persone con Afasia siamo andati in giro per il Nord Europa scoprendo cosa fanno altrove. Di tutte queste esperienze rimangono tracce indelebili nelle nostre vite, storie di famiglie impegnate in faticosi percorso di ricostruzione del proprio futuro.

*Core Training Program in Supported Conversation for Adults with Aphasia SCA™ Techniques Concepts, Practice and Evaluation (A2) e Advanced Practicum (A3), Core Training Program in Applications of SCA™,  Life Participation Assessment (C1), Counselling with aphasia (B2)], “Working with Families, It takes two tango” (B1), SCA Workshop “Service delivery model in Action” (D1), “Train the trainer” (D2), Aphasia Institute, Toronto, CANADA

Intervista  sul blog

Intervista sul sito dell’AITA

Intervista per Progetto ELSA

 

 

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