Crossing borders

On 14 giugno 2012

Sono appena tornata da una riunione di progetto all’estero, dopo tanto che non parlavo inglese. E’ sempre una lezione di vita verificare come, nello spazio di poche ore, quando attraversi un confine, perdi lo status che ti da la padronanza della TUA lingua. Tutti si affannano a sembrare competenti ma fanno il triplo di fatica e poi sai che in realtà quel che vedi dell’altro e quel che fai vedere di te corrisponde poco o nulla a quel che si è davvero. E finisce che chi parla meno fa piu’ bella figura. Quando ero in Canada a studiare l’Afasia arrivavo a sera distrutta di stanchezza per aver tentato di capire e parlare inglese per l’intera giornata.  Allora ho capito che non padroneggiare la lingua determina in noi due situazioni: ) ti senti molto molto avvilito quando hai l’impressione che ti trattino da deficiente e non puoi neanche mandarli al diavolo perche’ non ne sei ne sei capace e dunque sei costretto a sembrare anche umile quando non lo sei, 2) ti senti vagamente deresponsabilizzato da qualsiasi cosa dovesse accadere intorno a te, perche’ in fondo tu non parli la lingua e dunque non capisci niente ma legittimamente…. un giorno alla cafeteria della università si e’ avvicinata una ragazza chiedendomi qualcosa che alla prima o non ho capito, le ho chiesto di ripetere e lei gentilmente  lo ha fatto…ma durante il siparietto mi sono accorta di essere molto piu’ tranquilla in quella situazione (estraneo che ti rivolge la parola per porti un quesito inaspettato) rispetto a quando ti accade nel centro di milano dove si suppone che tu debba essere all’altezza di affrontare qualsiasi cosa…capisco che alla lunga sia una posizione rischiosa, quella di lasciar fare tutto agli altri ma spesso e’ quello che vedo accadere nelle famiglie di persone con afasia…e ora capisco meglio la tentazione…

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