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il ruolo della riabilitazione

La questione riabilitazione
Terapie per la vita

La Riabilitazione su base comunitaria
Una guida per gli operatori



La questione "riabilitazione": scienza? tecnica? empirismo? efficacia?

Per cominciare a riflettere sulla questione "riabilitazione", pensiamo al significato della parola stessa.

Negli anni infatti, il concetto di riabilitazione si è notevolmente modificato fino a assumere un contenuto assai ampio ma forse sempre meno definito. In passato il termine "riabilitazione" evocava immediatamente l'argomento "tecniche" e cioè l' insieme già definito e specifico di procedure e atti professionali che il terapista utilizza per ridurre il deficit della persona con disabilità. In questo senso si fa riferimento ad una rieducazione intesa come "recupero" di funzioni perse, mentre in seguito - con gli sviluppi della ricerca scientifica e l'apertura verso conoscenza pluridisciplinari - la riabilitazione ha esteso la propria attenzione alla persona nella sua interezza, scoprendo l'importanza di numerose variabili emotive cognitive comportamentali, che hanno pero' reso piu' sfuggente l'intervento sulla persona.

... il focus della riabilitazione è promuovere nella persona con disabilità lo sviluppo di un'interazione con il mondo che sia personalmente soddisfacente, socialmente significativa ed operativamente efficace (Bania, 1990)...


Dal 2000 dunque la riabilitazione non viene piu' considerata esclusivamente un "agire terapeutico" in senso medico scientifico, ma diventa un vero e proprio progetto, mirato al raggiungimento del mantenimento della condizione ottimale di benessere della persona. In quest'ottica, lo scopo dell'intervento riabilitativo è "evitare che qualsiasi forma di disabilità si trasformi in handicap", e per questo è necessario superare gli stretti confini della diade terapista/paziente per chiamare in causa l'intera rete sociale che interagisce con la persona, promuovendo un cambiamento reciproco delle parti. In questo senso, gli atti professionali del terapista favoriscono il miglior adattamento possibile della persona disabile alla società, ma comprendono anche azioni di più ampio respiro che favoriscano lo sviluppo di nuove competenze relazionali da parte di ogni individuo coinvolto nella relazione con la persona disabile. Infine, prima di iniziare il nostro percorso che ci porterà ad affrontare l'argomento da vari punti di vista, concludiamo questa premessa ricordando che una attività riabilitativa moderna non si centrerà più sull'individuo (o meglio sulla "sua" menomazione), ma piuttosto sull'intero sistema relazionale.

Ovviamente tale visione non è esente da complessità…ad esempio nel tenere conto della complessità degli obiettivi dell'intervento terapeutico (identificazione e riduzione del disordine, miglioramento e mantenimento delle funzioni abilità, supporto all'integrazione sociale, ecc.ecc.) come comportarsi di fronte al senso di perdita e di frustrazione di una persona afasica o di un familiare che compromettono il loro benessere psicofisico e anche la loro relazione? … forse la risposta risiede nella possibilità del terapeuta di coinvolgersi, e coinvolgere nel suo agire, l'intero ambiente fisico sociale della persona, nell'ascoltare le sue richieste, nel valutare in ogni momento le sue aspettative, i suoi pregiudizi e anche le sue ansie …per queste ragioni la riabilitazione esige la partecipazione sempre più ampio dell'individuo e l'impegno consensuale di tutti operatori coinvolti nell'elaborazione della scelta definitiva del processo riabilitativo come nella valutazione dei risultati ottenuti durante le varie fasi del processo e nelle eventuali modifiche da apportare strada facendo…

Ma “riabilitare" un paziente con afasia non significa solo agire nei confronti del deficit afasico con razionali e rigorosi strumenti diagnostici e terapeutici, bensi’ da una parte esplorare le competenze potenziali della persona disponibili per il recupero e dall’altra confrontarsi in modo continuativo e, in alcuni casi, per lunghi periodi, con problematiche non specificamente mediche, e con situazioni che esulano dal setting riabilitativo “tradizionale”, ma coinvolgono un contesto relazionale piu’ ampio, familiare e sociale (sappiamo che il recupero dello stroke è condizionato da fattori neurologici ma anche cognitivi, comportamentali, psicosociali, linguistici e va studiato entro un modello multifattoriale). Se si ammette una volta per tutte che la riabilitazione dello stroke comincia con la fase di attenzione medica e interventi clinici per poi passare all’analisi dei problemi del paziene e dell’intera famiglia nella gestione della disabilità e termina con il reintegro del pi nel suo ruolo sociale (per quanto possibile) si intuisce chiaramente come si tratti di un vero e proprio percorso, lungo settimane o anni e che coinvolge diversi attori….un faticoso progetto di vita, nel quale “la relazione” diventa lo spazio naturale dove trovano espressione quelle componenti psicologiche, emotive, sociali e culturali del paziente, che rappresentano insieme a quelle squisitamente cognitive le reali risorse del paziente.

 

Terapie per la vita

Nonostante l’ampia varieta’ di impostazioni teoriche, a tutt’oggi, al di la’ delle ovvie differenze fra un approccio e l’altro esiste un orientamento comune a tutti gli operatori del settore che prevede il perseguimento di un obiettivo principale: il miglioramento della qualita’ di vita della persona con afasia nel rispetto delle necessita’ individuali e in considerazione del contesto sociale. Le metodiche riabilitative sviluppate in passato sono davvero tante, ma raramente si sono dimostrate efficaci in tal senso.

Pensiamo alle terapie basate sul danno (di tipo psicolinguistico o cognitivo neuropsicologico) o persino alle terapie con focus funzionale che si sono comunque sempre rivolte esclusivamente alla persona secondo un approccio ormai superato che intendeva la "disabilità" come una condizione che appartiene alla persona alla quale viene ricondotto tutto mentre il gioco della conversazione, essenza della vita umana, avviene sempre nell'ambito di una interazione...in ambito terapeutico quindi lo scopo degli interventi non potra’ limitarsi al tentativo di far ri-apprendere specifiche competenze/abilita’ ma dovra' mirare al potenziamento delle interazioni conversazionali...dunque in questo senso la vera novità è rappresentata da terapie meno note in Italia, non piu’ mirate esclusivamente al recupero della funzione ma piuttosto orientate a supportare la persona nella sua convivenza quotidiana con l'afasia. Si lavora per migliorare la qualità di vita della persona agendo anche sul contesto sociale immediato della persona mentre si tenta ovviamente di ridurre le conseguenze del danno e anche successivamente quando la situazione è stabilizzata dal punto di vista strettamente biologico.

Queste terapie sono finalizzate a: a) aumentare le capacità comunicative della PCA e dei suoi interlocutori, attraverso interventi diretti all’impairment e al training per partner conversazionali; b) identificare e ridurre le barriere alla partecipazione sociale; c) supportare la persona nel percorso di adattamento dell’identità; d) promuovere il benessere psicologico della persona e della famiglia; e) promuovere l' autonomia e la capacità di scelta della persona con afasia; e) prevenire le malattie aggiuntive.

Dunque in questo approccio gli interventi sono rivolti anche alla rete sociale della persona nel riconoscimento degli importanti effetti della afasia sul sistema famiglia. Il modello di riferimento, Life Participation Approach for Aphasia, prevede infatti un approccio sistemico al processo di cura e in questo senso prevedfe percorsi individualizzati e diversiifati. Un soggetto potrebbe voler lavorare prima di tutto sulla comunicazione, altri sulla gestione della rabbia, altri ancora sulla ottimizzazione delle proprie relazioni. Questo tipo di lavoro crea tra l’altro un clima favorevole, confortevole e rispettoso dei diritti della persona con afasia, dunque si inserisce in un discorso etico che fra gli altri punti prevede una certa attenzione al linguaggio usato (clienti o membri del gruppo e non pazienti, lasciare la terapia piuttosto che essere dimessi, essere partner della partnership terapeutica piuttosto che essere “trattati”).

Per quanto riguarda la situazione italiana, nonostante gli sforzi sul piano scientifico abbiano consentito il diffondersi di questo nuovo approccio "olistico" alla persona, le ricadute sul piano assistenziale hanno spesso risentito della mancata comunicazione fra i centri di alta specialita’, all’interno dei quali vengono sviluppati programmi in linea con le direttive europee, e le strutture sparse sul territorio che forniscono a volte trattamenti su base "tradizionale", i cui obiettivi sono  eccessivamente slegati dalle reali necessita’ dell’individuo.

In troppi casi, per motivi legati alle caratteristiche  del territorio, gli stessi terapisti del linguaggio cui compete la presa in carico della persona con afasia, non hanno alcuna possibilita’ di discutere e confrontare le proprie scelte professionali all’interno di equipe riabilitative multidisciplinari, unico modello operativo che consentirebbe di adottare un moderno approccio alla riabilitazione.

La comunità scientifica e le associazioni del settore potrebbero impegnarsi maggiormente nella diffusione di un linguaggio comune che consenta la condivisione del patrimonio di conoscenze finora acquisito circa la natura della afasia e la diffusione degli strumenti utili per affrontarla

La Riabilitazione su Base Comunitaria

La Riabilitazione su Base Comunitaria (CBR) è un innovativo approccio metodologico indicato dall’Oganizzazione Mondiale della Sanità che valorizza le risorse esistenti nella comunità in cui è inserita la persona con disabilità. Praticamente è la comunità naturale che risponde ai bisogni della persona disabile . Questo approccio, che nei paesi in via di sviluppo risponde alla carenza di strutture disponibili sul territorio, nei paesi sviluppati risponde alle necessità di garantire la continuità della assistenza nel passaggio ospedale territorio contenendo peraltro i costi a carico del sistema sanitario. In alcuni casi addirittura è previsto che alcuni interventi avvengano attraverso lavoratori locali (community rehabilitation workers) che vengono formati e seguiti all’interno di un piano organizzativo minimo che offre garanzie di funzionamento. Rispetto all'ictus, d
iversi studi (citati da Spread 2003) dimostrano come la riabilitazione associata ad appropriati supporti sul territorio garantisca un miglioramento della Qualità di Vita di persone che hanno avuto un ictus. Anche l’Evidence Based Medicine conferma che uno degli elementi fondamentali e piu’ sottovalutati nella riabilitazione dello stroke è la reintegrazione nella comunità della persona sopravvissuta. Addirittura sembra che le persone che ottengono significativi benefici dal processo riabilitativo, tendano a perdere quanto guadagnato nei mesi successivi a causa degli inadeguati supporti forniti a livello della comunità, insufficienti condensati di azioni a livello della comunità esautorano il processo di recupero dall’ictus. A questo si aggiungono i problemi derivati dalle politiche di contenimento dei costi per cui si vorrebbe tendere ad un ridimensionamento dei tempi di ricovero, una restrizione dei cicli di riabilitazione forniti dai servizi sanitari, e una precoce delega alla comunità di tutte le problematiche legate all’interazione disabilità/ambiente. In sintesi sono davvero poche le iniziative coordinate ad affrontare queste criticità. I pochi programmi comunitari organizzati sono riluttanti a coinvolgere stroke survivor per mancate conoscenze da parte degli staff circa alcuni aspetti sanitari e riabilitativi peculiari e di elevata complessità (afasia, disabilità cognitiva…). E i programmi organizzati per altre tipologie di soggetti (ad esempio anziani, Alzheimer) non sono trasferibili tout court. Quindi la CBR sembra l’approccio metodologico ideale per affrontare la complessità legata alla presenza di afasia in una famiglia come del resto è confermato dalle indicazioni dell’OMS. Un modello di Community Care efficace è quello applicato nell'ambito della collaborazione tra l'Associazione ALIAS e il Dipartimento di Neurologia della ASL3 genovese.

Una guida per gli operatori

Il percorso riabilitativo di una persona con afasia e' lento e faticoso. La complessita' dell'intervento riabilitativo puo' essere affrontata con maggior successo da parte di ogni operatore mediante un approccio multidisciplinare che nasce dalla condivisione di un patrimonio comune di conoscenze sull'afasia. La guida "Riabilitare l'afasia: una questione di parole?" invita l'operatore ad imparare a riconoscere nell'unita' della persona la stretta inter-relazione tra disabilita' cognitive, comunicative, fisiche ed emotive per operare strategicamente in ogni momento sulle differenti variabili in gioco che potrebbero condizionare il successo di un percorso riabilitativo.

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