E che dire dei modelli ormai tramontati e molto discutibili
su cui si basa ancora oggi , la rieducazione del linguaggio?
E che dire dell’impreparazione al contatto con le
persone afasiche del personale medico e paramedico anche
nella fase di stretta emergenza di vita? L’afasia
è un mondo che fa paura, che mette a disagio, che
allontana anche le persone più motivate di fronte
alla marea di problemi di difficile soluzione…
e che dire dei modelli ormai tramontati e molto discutibili
su cui si basa ancora oggi , la rieducazione del linguaggio?
E che dire dell’impreparazione al contatto con le
persone afasiche del personale medico e paramedico anche
nella fase di stretta emergenza di vita? L’afasia
è un mondo che fa paura, che mette a disagio, che
allontana anche le persone più motivate di fronte
alla marea di problemi di difficile soluzione…
Il seminario è stato un felice incontro di persone
provenienti da diversi ambiti e con differenziate esperienze
di vita e di lavoro; anche se non parlavano la stessa
lingua, si comprendevano…. tra queste persone che
non si conoscevano prima c’era armonia e perfetta
intesa…parlavano tutte lo stesso linguaggio dell’anima
fondato sull’osservazione, sull’ascolto, sull’attenzione,
sul rispetto della persona non come persona malata ma
in quanto essere umano da considerare nella sua unicità
di corpo-mente-emozione-spirito e come persona capace
di dare vita a molteplici forme di espressione nella comunicazione.
Il
rispetto della persona e delle sue scelte è il
dato di partenza, la vera rivoluzione promossa dal seminario
dell’Associazione ALIAS. Dal rispetto della persona
afasica derivano tutte le altre infinite- perché
non più prestabilite dal modello solo medico- possibilità
di intervento terapeutico, familiare, comunitario,associativo,
sociale e lavorativo.
Restituire
alla persona afasica la dignità che le è
stata sempre più negata da un certo tipo di medicina
che frammentandosi si è disumanizzata nel rapporto
medico- paziente e valorizzarla nelle sue nuove potenzialità
sono stati il leit-motiv degli interventi.
La
dimostrazione dell’enorme creatività posseduta
dalle persone afasiche è stata ampiamente provata
e dimostrata.
La
creatività nasce dall’intuizione, dall’osservarsi
dentro, nel silenzio a cui costringe l’afasia e
che può diventare una condizione dell’essere
se viene abbandonato al suo destino di solutidine e di
vuoto relazionale, se quel silenzio resta impentrabile
e avvolto nel mistero…ma il silenzio condiviso stimola
la creatività e la condivisione di esperienze,
se è fondato su una relazione empatica con gli
altri, medici, operatori o familiari che siano….l’empatia
si crea nella qualità della relazione, nell’attenzione
alla comunicazione, nel modo di porre attenzione alla
persona, indipendentemente dall’essere malata o
sana, nel modo di ascoltarla nei suoi vissuti o nel modo
di osservarla in assenza di linguaggio, nella incessante
ricerca dei modi giusti di stabilire una relazione creativa
fondata sulla attenta osservazione e sull’interazione
non verbale, gestuale, mimica, disegnando, ascoltando
musica, recitando ..è possibile comunicare intensamente
anche solo guardandosi negli occhi…se c’è
contatto emozionale, il toccarsi dei corpi, una carezza,
un sentirsi accanto fisicamente l’altra persona,
percependone il calore, la sensibilità , la disponibilità,
l’amore, come la percezione sensoriale dell’odore
della pelle o del contatto corporeo rendono tutto più
facile…la stimolazione sensoriale e il contatto
umano operano veri miracoli…
La
luce negli occhi delle persone afasiche presenti al seminario
è la riprova che questa rivoluzione avviata dall’Associazione
ALIAS è efficace se il progetto nel quale è
inserita decollerà…sarebbe interessante sentire
il vissuto di quegli occhi sorridenti….è
questo il senso del lavoro di Alessandra Tinti e Maura
Marogna che si aspettano da tutti una risposta.
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