L’afasia in famiglia: utilità
di un percorso educativo
Alessandra Tinti - ALIAS [liberamente
tratto da “Effective Tools for Family Education”
di Jacqueline J. Hinckley, Ph.D., ADVANCE for Speech-Language
Pathologists & Audiologists, 27 novembre 2000 - www.aphasia.org]
Non
c’e’ dubbio che la conoscenza da parte della famiglia
circa la natura del disturbo acquisito di linguaggio e le
strategie comunicative più efficaci in caso di afasia,
ha un effetto positivo sia rispetto alla qualità di
vita dei componenti della famiglia sia rispetto al mantenimento
delle relazioni sociali di quest’ultima.
Il
supporto da parte della famiglia è infatti un fattore
cruciale nel recupero dopo un ictus (Glass e Maddox, 1992),
così come la rete sociale contribuisce in modo determinante
al reinserimento della persona nella società.
I
riabilitatori del linguaggio sono gli interlocutori più
comuni della famiglia e svolgono un ruolo determinate nell’educazione
di quest’ultima, mettendo a disposizione le loro conoscenze
scientifiche e la loro esperienza pratica. Parte del lavoro
del riabilitatore è infatti proprio fornire alla persona
e ai familiari informazioni utili per capire la natura del
problema e sviluppare efficaci strategie di fronteggiamento.
Come
possiamo svolgere al meglio questo importante compito? Come
accade anche in altre situazioni, se vogliamo insegnare qualcosa
o incrementare le conoscenze di qualcuno, occorre fare grande
attenzione ad alcune variabili del processo formativo, che
devono risultare adeguate agli obiettivi che ci siamo proposti
(es. quando dare certe informazioni? Come articolarle? Come
renderle comprensibili?)
Attraverso
l'esperienza clinica, molti di noi hanno sviluppato uno stile
personale nel dare informazioni ma esistono delle linee guida
che consentono di pianificare e razionalizzare al meglio i
nostri obiettivi educativi verso la famiglia.
Rispetto
al momento in cui dare informazioni, Wahrborg (1991) raccomanda
di dare chiarimenti circa la natura del problema e le adeguate
strategie di comunicazione al momento dell’esordio della
malattia, e poi riproporre le informazioni due mesi dopo l’ictus
e ancora a qualche mese di distanza dalla fine del percorso
riabilitativo. Questo proprio in considerazione delle caratteristiche
della memoria umana nell’ambito della quale una certa
“ridondanza” favorisce l’apprendimento.
Ovviamente
le informazioni non possono comunque limitarsi ai primi mesi
ma devo essere garantite anche durante il primo anno e spesso
anche negli anni a venire; in questo senso sono molto utili
gli incontri organizzati dalle Associazioni per l’Afasia
e aperti alle famiglie che possono affrontare diversi temi
con l’ausilio di esperti del settore. Stesso scopo hanno
i documenti online, le conferenze o i siti web sulla disabilità
comunicativa
Ma
quale canale è meglio utilizzare per dare informazioni?
Ci sono tre canali: orale, scritto e per via diretta (esperenziale).
Oralmente
è possibile dare informazioni personalizzate, tagliate
proprio sulle necessità della persona che il clinico
puo’ rilevare direttamente. Materiale supplementare
può essere dato sotto forma di depliant, opuscoli o
brochure…
Un
altro importante canale di informazione è il libro.
Ad esempio ricordiamo il testo di J.G. Lyon “Coping
with Aplasia” (San Diego: Singolar Publishing, 1998)
scritto proprio allo scopo di informare i familiari dal momento
dell’esordio della malattia e per tutto il periodo della
cronicità.
Negli
ultimi anni anche Internet è diventato un importante
riferimento informativo per chi voglia conoscere il problema
e accedere alle informazioni più diverse. Molti siti
offrono informazioni utili alle famiglie, agli studenti di
medicina, alle istituzioni….ecc.ecc.
La
conseguenza più ovvia di una corretta e accessibile
informazione è l’aumento delle conoscenze in
materia da parte della famiglia. Anche rispetto ai comportamenti
più efficaci da adottare per comunicare con la persona
con disabilità, il che si riverbera positivamente anche
sulla relazione reciproca.
Inoltre,
il poter ricevere celermente una informazione corretta e adeguata
da parte dei clinici, condiziona positivamente anche lo stato
emotivo dei familiari e dunque la loro capacità di
affrontare efficacemente le diverse situazioni.
A
questo scopo può essere utile suggerire ai familiari
di partecipare a simulazioni, role-playing, gruppi di supporto,
conferenze o riunioni che permettano di affrontare il tema
da diversi punti di vista e contemporaneamente integrare le
informazioni a livello emozionale.
Molti
clinici utilizzano i role-playing come strumento fondamentale
dell’intervento “educativo”, poiché
questo permette di “provare” in pratica le strategie
suggerite a livello teorico…
Inoltre
esperienze di questo tipo possono essere utili per sensibilizzare
anche persone estranee alla disabilità, rispetto ai
cambiamenti che induce un disturbo del linguaggio.
Concludiamo
dicendo che le persone con disabilità comunicativa
e le loro famiglie possono vivere una vita felice, ed essere
ancora produttive; ma l’informazioni e l’accesso
alle risorse sono una componente importante in questo processo
di “autonomia”, e dunque i riabilitatori dovranno
curare questi aspetti fin dall’inizio e per tutta la
durata del percorso.
In
sintesi, riassumiamo i principali suggerimenti per una efficace
educazione familiare:
·
Ripeti le informazioni fondamentali almeno in tre occasioni
·
Continua a fornire informazioni per almeno un anno
·
Dai suggerimenti rispetto alle strategie per fornteggiare
l’afasia
·
Renditi disponibile a fornire informazione anche a lunga distanza
·
Aggiungi occasioni pratiche perché il familiare possa
“allenarsi” nell’applicare le strategie
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