Cosa
significa essere afasici in Nord America?
di Alessandra Tinti
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In
Europa come nei paesi anglosassoni e in alcune nazioni
del SudAmerica, l’Afasia è stata affrontata
con molta più attenzione e interesse rispetto
a quanto successo finora in Italia. E non mi riferisco
solo all’ambito scientifico, laddove peraltro
– da anni - non si segnala nulla di particolarmente
significativo, quanto piuttosto all’ambito riabilitativo
e al contesto della Comunità che – nei
paesi avanzati – dovrebbe essere in grado di
curare se stessa con alcune risorse attivabili su
territorio (gruppi self-help, infrastrutture aphasia-friendly,
ecc.ecc.) mentre nel nostro paese spicca per inconsapevolezza
e di conseguenza assoluta mancanza di accessibilità
alle persone con afasia. |
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| Praticamente
nessun operatore italiano conosce ed applica nella sua pratica
quotidiana le Tecniche di Conversazione Supportata tanto note
all’estero o sa come rendere il proprio servizio accessibile
a chi non parla. E' fantascienza pensare che in un ufficio
del Comune ci sia qualcuno addetto a mediare tra i vari sportelli
e il cittadino che non padroneggia la lingua per una disabilità
acquisita. E' altrettanto impossibile immaginare un percorso
formativo o di riqualificazione professionale per qualcuno
che ha perso la facoltà di parlare ma vuole reintegrarsi
nel mondo del lavoro . |
Noi operatori dobbiamo mobilitarci di piu’, scoprire
cosa è successo in tutti questi anni di disinteresse
italiano e poi portare quanto scoperto alla portata di tutti
delle famiglie che si dibattono in problemi enormi senza
supporto da parte di nessuno perche’ - si sa - l’afasia
non è una “malattia” chiassosa, non crea
problemi sociali al di là della famiglia che devasta,
e dunque fino a questo momento forse ci si è potuti
permettere un franco disinteresse (aumentando così
il rischio di isolamento sociale di interi nuclei familiari).
Ma lo scandalo diverrà evidente a tutti quando ci
accorgeremo che nel frattempo l’ictus si è
fatto ancora più implacabile, colpendo individui
sempre piu’ giovani, all’apice delle loro ambizioni
professionali, con figli piccoli che improvvisamente si
troveranno ad abitare una società incapace di comprenderli
e di garantire i loro i diritti di cittadini e che nella
maggior parte dei casi verranno espulsi da un ambiente di
lavoro incapace di adattarsi per reintegrarli.
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Dobbiamo
renderci conto che stanno per nascere nuovi problemi di fronte
ai quali non potremo permetterci ulteriori esitazioni. Occorre
essere pronti. Occorre imparare da chi ha già raggiunto
certe consapevolezze e strutturato basi teoriche solide per
impostare quello che dovrà essere anche il nostro cammino
verso una società accessibile a tutti.
Per questo motivo, nel giugno 2005, abbiamo scoperto l’America.
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Giugno
2005, ALIAS va in trasferta
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La
prima tappa del viaggio prevede una lunga permanenza a Toronto
(Ontario, Canada), dove ha sede l’Aphasia
Institute, una partnership di persone con afasia,
familiari, volontari e membri dello staff, orientata a ridurre
le barriere che impediscono la piena partecipazione alla
vita di chi è afasico. Attraverso il Pat
Arato Aphasia Centre svolgono
un lavoro encomiabile nell'intera area di Toronto, accogliendo
quotidianamente un gran numero di soggetti i quali cinque
giorni alla settimana possono usufruire delle diverse attività
in un ambiente sociale supportivo. |
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La prima cosa che salta agli occhi è che non c’e’
piu’ nessun aspetto medico nel contesto di riferimento
della persona afasica, la rete di supporto è prettamente
sociale. Infatti lo staff è costituito, oltre che
da operatori, da un gran numero di volontari, formati alle
Tecniche di Conversazione Supportata, che lavorano con i
vari gruppi. La prassi di accoglienza nel centro, che ritroveremo
anche in altri centri canadesi, prevede un primo incontro
con il Patologo del Linguaggio* e con un Assistente Sociale
o a domicilio o presso il Centro [anche in questo caso esiste
una sensibile differenza rispetto alla nostra realtà,
ove l’Assistente Sociale non fa parte del Team Riabilitativo
che evidentemente non considera gli aspetti psico-sociali
prioritari, qual invece sono].
La persona verrà poi inserita in un Programma introduttivo
della durata di 12 settimane in seguito al quale –
se vorrà – potrà partecipare al Programma
Comunitario simile a quello svolto da ALIAS. Abbiamo partecipato
ad alcuni gruppi nonche’ alle attività coordinate
dai volontari, verificando che effettivamente l’attenzione
alla “dignità” della persona –
peculiarità dell’Aphasia Institute - è
perfettamente rispecchiata dai comportamenti di tutti (staff
e ospiti del centro).
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Gruppo
di Art therapy
Aphasia Insitute |
A.
Tinti al Corso SCA
giugno 2005 |
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*Lo Speech Patologist è una figura professionale
non assimilabile al logopedista italiano per quanto le
finalità e gli ambiti di operatività siano
gli stessi. Per quanto riguarda l'afasia si tratta di
operatori molto piu’ qualificati (il percorso di
laurea è stato attivato molti anni fa) nella cui
formazione si è investito molto di piu’ rispetto
all’Italia il che ha reso l’intera categoria
professionale stimata e valorizzata, nonche’ pienamente
autonoma rispetto ad altre figure di tipo sanitario. Le
ragioni storiche e culturali che hanno portato la nostra
categoria verso più bassi livelli di qualificazione
esulano dal tema che stiamo trattando ma meriterebbero
una citazione dal momento che il logopedista è
la prima figura che entra in contatto con la persona con
afasia e dunque dovrebbe rappresentare una risorsa solida
e affidabile
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Aphasia Awareness Day
08.06.2005 |
Aura
Kagan |
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| Inoltre
abbiamo verificato con soddisfazione la totale assenza
di quell’atteggiamento “didattico”
e “scolastico” che rischia di viziare
spesso gli atti di noi riabilitatori.
Del resto dobbiamo ricordarci che l’Executive
Director dell’Aphasia Institute è Aura
Kagan i cui studi hanno dato e stanno dando
un contributo fondamentale nel definire i nuovi
modelli di “cura” della afasia.
Oltre a questo eminente personaggio, abbiamo conosciuto
altri validi membri dello staff fra i quali la Program
Director del Pat Arato Aphasia Centre, nonché
Coordinatrice delle attività di Training
per professionisti che si tengono tutti gli anni
a Toronto, Rochelle Cohen-Schneider.
Proprio lei, in una lunga intervista della quale
vi presentiamo alcuni estratti audio, ci ha confermato
le caratteristiche “sociali” dell’approccio
adottato presso l’Aphasia Institute.
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Rochelle
Schneider: "In un certo senso abbiamo
sempre adottato una prospettiva sociale ancora prima
che venisse definito il modello sociale vero e proprio.
Ci muoviamo all'interno di un approccio i cui elementi
costitutivi ci permettono di lavorare con la persona
afasica a diversi livelli. Prima di tutto partiamo
dal fatto che la persona è inserita in un
contesto sociale e quindi lavoriamo dandole strumenti
e abilità in collaborazione con la famiglia
che è il primo contesto di riferimento...
in genere lavoriamo almeno con la "coppia",
quando è possibile anche con più membri
della famiglia e poi ci interessiamo della società
in senso più esteso, cercando di agire sulle
infrastrutture per trasformarle e sulla persona,
rafforzandola perche' riesca ad interagire con maggiore
confidenza in una società più ricettiva" |
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(audio in inglese ) |
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Altri importante aspetti dei quali ci parla Rochelle e ai
quali sono destinate gran parte delle energie dello staff
sono l’accessibilità (agli spazi di conversazione
come ai servizi nonche’ accessibilità delle
infrastrutture) e il patrimonio di risorse rappresentato
dalle stesse famiglie che va condiviso e diffuso in un ciclo
continuo di apprendimento e insegnamento.
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| Rochelle
Schneider: "...lavoriamo per garantire l'accessibilità,
a tutto ciò che in genere diamo per scontato, accesso
alla conversazione, accesso a situazioni nelle quali la
persona possa essere considerata un individuo competente
e possa mostrare la propria competenza, accesso ai servizi
di cura...sono tutti elementi chiave del nostro approccio.
Un altro aspetto importante è l'esperienza vissuta
direttamente dalle persone con afasia, che ci insegna sempre
qualcosa e che noi a nostra volta trasferiremo a qualcun
altro in un ciclo continuo di apprendimento e insegnamento",
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(audio in inglese )
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A. Tinti partecipa al Toronto Challenge
con il vessillo dell'Aphasia Institute |
L'Aphasia
Institute, che riceve importanti finanziamenti
dal Ministero della Salute canadese per formare
diverse figure professionali alle tecniche
SCA, partecipa spesso ad attività mirate
al fund-raising, fra le quali ricordiamo la
"Toronto Challenge", maratona lungo
le strade di Toronto i cui proventi vengono
ripartiti fra le varie associazioni partecipanti.
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Spostandoci
a nord di Toronto, a Richmond Hill, andiamo a visitare
lo York Durham Aphasia Centre. Anche
qui troviamo, oltre alle persone con afasia, patologi
del linguaggio, assistenti sociali e, notiamo con
piacere, molti giovani volontari. Conoscendo Anne
Hrabi, scopriamo una figura professionale
da noi sconosciuta, il Communication Disorder Assistant
[CDA], che si occupa di aspetti
riabilitativi ma non svolge valutazioni o inquadramenti
diagnostici. |
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Il
centro che abbiamo visititato (ne esistono altri a Stouffville,
Newmarket e Maple) è ospitato all'interno del York
Central Hospital ed è molto frequentato
fin dalle prime ore della mattinata e per l’intera
giornata. Qui l' approccio è più tradizionale
e molto orientato alla funzione linguistica che viene esercitata
all'interno di gruppi di lavoro ben strutturati. Si intuisce
un ottimo lavoro di coordinamento, fondamentale per garantire
la sinergia tra operatori e volontari. |
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All'arrivo
a New York, come prima cosa, andiamo
a visitare l'Adler Aphasia Centre
che si trova a Maywood nello stato del New Jersey.
Partendo dal Columbus Circle, prendiamo la metropolitana
e quindi un autobus che ci porta dall'altra parte
del fiume, un viaggio di quasi due ore.
Difficile non pensare, in quel momento, a coloro
che a Genova scelgono di restare a casa e non partecipare
ad alcuna delle attività che gli gioverebbero
lamentando la difficoltà negli spostamenti.
Qui arrivano in macchina o in taxi e a tutti sembra
normale attraversare uno stato per andare a frequentare
il proprio centro di riabilitazione. Eppure le condizoni
di salute sono le stesse.
Viene il dubbio che, a parte gli aspetti economici,
sia una questione soprattutto di diversa motivazione
a spingere gli americani fuori di casa. La stessa
motivazione che ha portato gli Stati Uniti così
come il Canada a sviluppare centri come questo.
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Qui
conosciamo Mike e Elaine Adler,
fondatori di questa organizzazione alla quale continuano
a dedicare attenzione e cura. E sotto la gentile
guida della Direttrice Karen Tucker,
medico geriatra, visitiamo gli ampli spazi del centro.
Dopo aver organizzato le attività della giornata,
i gruppi si dirigono nelle varie stanze. La vastità
degli spazi disponibili è impressionante
e consente lo svolgimento in contemporanea di diverse
attività. |
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Un'altra
importante tappa del viaggio è rappresentata dalla
visita alla Prof.ssa Martha Taylor Sarno,
Direttrice del Speech-Language Pathology Department presso
il Rusk Institute of Rehabilitation Medicine
di New York, nonche' la più importante personalità
scientifica nel panorama afasiologico internazionale. Proprio
a lei dobbiamo la prima lettura della afasia rispettosa
degli aspetti pscio-sociali: "I
problemi etico-morali associati all'afasia rappresentano
la quintessenza delle sfide imposte dall'invalidità
cronica". |
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Oltre a descriverci la situazione newyorkese rispetto alle
risorse riabilitative, la Professoressa Sarno ci racconta
dell'imminente pubblicazione dei risultati di uno studio
durato quattro anni, da lei coordinato, riguardante gli
effetti della terapia riabilitativa della afasia in fase
post-acuta; lo studio in questione conforterebbe circa la
possibilità di intervenire sulla condizione della
persona afasica anche al di la' della finestra dei canonici
"sei mesi" tradizionalmente considerati il punto
oltre il quale si esaurisce ogni possibilità di recupero.
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Come
del resto era avvenuto in Canada, anche con M.T. Sarno abbiamo
affrontato lo spinoso tema delle scarse risorse economiche
a disposizione delle strutture di ricerca o di supporto
nel campo della afasia. Negli USA esiste un problema aggiuntivo
legato alla mancanza di una sanità pubblica, per
cui è la stessa Prof. Sarno ha spiegarci costernata
che la maggior parte delle persone in America non ha accesso
alla riabilitazione per il tipo di assicurazione privata
stipulata o perche' questa non è compresa fra gli
obblighi del datore di lavoro e che la situazione sta addirittura
peggiorando negli ultimi 15 anni. A questo punto agli operatori
della riabilitazione restano poche possiiblità da
offrire: un trattamento intensivo ma breve basato sul deficit
o una focalizzazione sugli aspetti psicosociali. Al Rusk
Institute generalmente scelgono di dedicarsi a entrambi
gli aspetti con pero' una speciale attenzione agli aspetti
sociali visto che si tratta di persone in situazione di
svantaggio sociale. Dunque scopriamo che in America, come
in Canada, la prospettiva dominante attualmente è
quella sociale. A questo proposito apprendiamo che l'ultimo
studio in pubblicazione della prof. Sarno oltre a confermare
l'efficacia di un trattamento riabiliativo a piu' di sei
mesi dallo stroke, vuole dimostrare come una attenzione
verso gli aspetti psicosociali associata ad una "pratica"
degli aspetti funzionali della comunicazione permetta un
miglior recupero da parte del soggetto che aumentando la
propria partecipazione vede cosi' ridursi la sua disabilità
nella viita quotidiana. Altri importanti aspetti trattati
durante la conversazione con M.T. Sarno verrano presto pubblicati
online nella sezione "Interviste"
a lei dedicata. |
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Sempre
a New York, incontriamo Joan Peters, Executive
Director della National Aphasia Organization,
con la quale scambiamo interessanti punti di vista circa
le difficoltà nel sensibilizzare la comunità
e offrire supporto alle centinaia di migliaia di persone
afasiche nei nostri due paesi, cosi' diversi per svariate
ragioni ma in questo senso cosi' simili. |
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A.
Tinti e A. Kopit |
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La
tappa newyorkese si chiude con un incontro, vagheggiato
per anni, con il grande scrittore americano Arthut
Kopit autore - fra le tante opere - del dramma
Wings, storia di una ex aviatrice colpita
da ictus e divenuta afasica.
La lettura del testo, per chiunque si sia occupato di afasia
o l'abbia sperimentata nella propria vita, è stupefacente
per la straordinaria capacità dell'autore di rendere
cosi' chiaro il punto di vista di chi parla senza essere
capito, senza mai cadere nella artificiosità
cosi' tipica della maggior parte delle narrazioni riguardanti
in qualche misura la disabilità. Come straordinarie
sono state le due ore trascorse ad ascoltare questo incredibile
personaggio, di straordinaria generosità nel darsi...
Anche per Arthur Kopit stiamo allestendo una sezione di
approfondimento che speriamo di mettere online entro breve. |
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Al
ritorno in Canada, nella splendida città di Montreal
(Quebéc), ci rechiamo all'Université
de Montréal, al Pavillons Marguerire-d'Youville
et Liliane de Stewart, per incontrare la Prof.ssa Guylaine
Le Dorze, autrice di numerosi paper sulla afasia
e su tematiche sociali correlate ai disturbi di comunicazione.
Anche lei ci dedica moltissimo tempo e questo ci consente
di ascoltare alcune interessanti considerazioni sull'importanza
della prospettiva sociale nell'organizzazione degli interventi
di supporto alla persona con afasia. |
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Scopriamo
che l'ambito afasiologico di Montréal presenta alcune
differenze rispetto a quanto osservato a Toronto. Innanzi
tutto, a Montréal, a livello universitario, è
abbastanza diffuso un approccio di tipo sociale, che si
concretizza in una serie di lavori interessanti ma è
la stessa Le Dorze a confermarci che pur essendo la filosofia
dell'intervento riabilitativo molto connotata secondo il
modello sociale, quest'ultimo nella sua reale applicazione
finisce per essere spesso poco ecologico. Per quanto infatti
il governo prema per favorire iniziative mirate ad aumentare
la partecipazione delle persone con disabilità alla
vita sociale, esiste ancora una certa difficoltà
da parte dei clinici e modificare la propria prassi per
adeguarla ai nuovi modelli di cura. La peculiarità
di Toronto, ci spiega la Le Dorze, è l'avere creato
strutture cui le persone afferiscono dopo il periodo
riabilitativo, che quindi vengono a rappresentare un vero
"link" tra il mondo medico e quello comunitario.
Commentiamo entusiasticamente il lavoro di Aura Kagan e
dell'Aphasia Institute, convenendo ce è questo l'esempio
al quale dovremmo rifarci tutti. |
Ma
Montréal è anche la sede del Théâtre
Aphasique, una organizzazione non profit creata
da Anne-Marie Théroux e attualmente
diretta da Isabelle Côté che
si prefigge di favorire il recupero delle persone con afasia,
attraverso attività teatrale e ateliers di arte drammatica.
Gli attori sono una quarantina di persone con afasia, parte
delle quali partecipa anche alle rappresentazioni teatrali...dopo
mesi e mesi di preparazione lo spettacolo viene messo in
scena e talvolta persino esportato all'estero. Isabelle
ci racconta di una tournee in Europa appena conclusasi e
del quarto spettacolo, Metronome, in preparazione. Come
in altre occasioni, anche questo spettacolo verrà
presentato nel corso di diverse iniziative e contesti scientifici,
allo scopo di sensibilizzare soprattutto gli operatori sanitari
circa le potenzialità della persona con afasia, troppo
spesso da questi misconosciute. Assistiamo ad alcune prove
e rimaniamo ammirati dalle possibilità espressive
che riserva una esperienza di questo tipo. Anche i particolari
sono molto curati, ad esempio i costumi e le scenografie
che vengono conservati presso alcuni locali messi a disposizione
dall' Hôpital de réadaptation Villa Medica
dove peraltro si svolge tutta l'attività di didattica
teatrale.
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La
sensazione è che, in questo tipo di attività,
come del resto nei nostri laboratori
teatrali, non esista un grado zero, una condizione
di gravità tale da impedire la partecipazione se
non forse, conveniamo con isabelle, un gravissim odisturbo
di comprensione. Ma a parte questo caso, tutti partecipano
attivamente alla didattica teatrale dimostrando capacità
che vanno oltre l'uso della parola ma di altissima efficacia
comunicativa. |
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Inaspettatamente, con l'aiuto di Isabelle, riusciamo a vitare
anche l'Association québécoise des
personnes aphasiques
il cui obiettivo principale è facilitare l'uscita
dall'isolamento delle persone con afasia.
Anche loro organizzano diverse attività sociali e
culturali e anche loro sono orientati ad un approccio più
educativo che sanitario, grazie ad una collaborazione sempre
attiva con il Centre de ressources éducatives et
pédagogiques (CREP) della Commission scolaire de
Montréal.
Tra le varie attività ricordiamo una corale, il Gruppo
del Martedi e gli aterier Publi-Mots, Mot-à-Mots,
Aqua-Mots e info.com, nonche la pubblicazione della interessante
rivista "L' ABRI" tre volte l'anno.
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L'ultima tappa di questo viaggio nel mondo della afasia
nord-americano è Ottawa, capitale
del Canada. L'avventura si chiuda con una immersione nelle
attività dell'Aphasia Ottawa Centre,
sotto la affettuosa guida di Gillian Gailey,
Speech Language Pathologist che insieme a Kathy Stiell,
"family therapist", una Assistente Sociale, una
CDA e un'altro patologo del linguaggio
lavora presso il Centro cinque giorni alla settimana con
un metodo assolutamente innovativo. L'idea di base è
che la persona divenuta improvvisamente afasica, prima di
qualsiasi altra cosa deve essere supportata nella gestione
"emotiva" del trauma subito. La persona dovrà
raggiungere un sufficiente senso di sicurezza per poi acquisire
una vera indipendenza e questo processo si può favorire
con l'Emotionaly Focused Therapy EFT secondo il metodo di
Susan M. Johnson che peraltro si rifà alla Teoria
dell'attaccamento. Conveniamo con Gillian che l'ideale sarebbe
poter coinvolgere Terapisti familiari EFT per poi lavorare
insieme. Anche Gillian si è prestata ad una intervista
che verrà messa presto online. |
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In conclusione, il viaggio ha confermato quanto pensavamo.
L'afasia è una condizione di vita dinamica, soggetta
a continui cambiamenti, molto sensibile al contesto sociale
ed emotivo della persona. La persona e la famiglia hanno
necessità di ricevere diversi tipi di supporto, che
attengono per la maggior parte al mondo comunitario perche'
è nellaComunità che la persona deve e vuole
tornare a vivere. Fermo restando che l'intervento riabilitativo
sul deficit ha una sua ragione d'essere, per un determinat
periodo, occorre investire molto di piu' di quanto non sia
sia ancora fatto in Italia su altri tipi di intervento (diffusione
di conoscenza sugli aspetti psicosociali della afasia, sviluppo
di centri di supporto nel territorio, identificazione di
strategie di riqualificazione professionale, adeguamento
del'offerta formativa alle persone con afasia). Occorrono
rampe comunicative, occorre un ambiente aphasia friendly
quindi non solo un ambiente con scivoli e pulsanti in braille
ma un ambiente nel quale oltre a lottare contro lo stigma
sociale della persona disabile sono disponibili e diffuse
almeno entro certe categorie professionali le tecniche di
conversazione supportata per garantire i diritti del cittadino
con afasia e le nozioni fondamentali su cosa renda una informazione
accessibile, o meglio quale formato deve avere un’informazione
per essere recepita anche da una persona afasica In sintesi,
occorre sviluppare una società accessibile anche
alla persona con difficoltà di comunicazione. L'Italia,
attualmente, non lo è.
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